La processione dei Misteri o del Battaglino, detta così per il caratteristico crepitio che le manigliette delle "trenule" causano sbattendo sulle borchie di metallo, rappresenta il momento più alto e suggestivo della Settimana Santa, ed è un rito, più unico che raro, che ha profonde radici nel tempo.
Quando s’incominciò a tenere questa processione non ci è dato a sapere ma, nel verbale del 1693, già si parla di questa processione istituita ab immemorabile e alla quale ci tenevano molto i confratelli, anzi erano gelosi della loro processione e delle loro statue, che rappresentano momenti della Passione e Morte di Gesù Cristo.
Questa processione è coeva a quelle che altre confraternite facevano con la statua dell’Addolorata, quando, pellegrinando di chiesa in chiesa, si portavano a pregare davanti ai sepolcri di Cristo. E’ una teatralità che nelle varie scene ripropone la Passione e Morte di Cristo e che coinvolge tutti, grandi e piccini, fedeli e turisti, trascinandoli in una partecipazione corale commossa.

La processione dei Misteri avviene la sera del Venerdì Santo ed è molto attesa dal popolo e per la fede e per la imponente scenografia.
Parte dalla Chiesa di Santa Chiara mentre l’ampia piazza della Chiesa Matrice, ora Giovanni XXIII, è gremita dalla folla che con ansia aspetta l’uscita delle varie statue, preparate e ornate con fiori e luci nel pomeriggio.
Sulla grande e larga porta della chiesa appare il primo cerimoniere, che, sbatacchiando la trenula, il crepitacolo, annuncia ai fedeli l’inizio della processione.
Subito dopo, dalla chiesa, esce portata da un confratello dell’Orazione e Morte la NERA CROCE DEI MISTERI, sulle cui braccia sono i simboli della passione di Cristo.
Sempre al segnale della trenula scossa dal cerimoniere, al cui comando si muove la processione, i confratelli della Orazione e Morte escono la statua di CRISTO COL PANE o LA CENA, che apre la serie delle statue raffiguranti la Via Crucis.
Segue la statua di CRISTO ALL’ORTO: Cristo è inginocchiato nell’orto del Getsemani e, mentre prega riceve il “Calice amaro”, che gli viene dato dall’Angelo; è portata ed accompagnata dai confratelli della Orazione e Morte.

Mentre la banda continua a suonare struggenti marce funebri, dalla chiesa esce la statua di CRISTO VESTITO da PAZZO, con al collo una fune e con le mani legate, che viene portata dai confratelli di Sant’Eligio.
Segue la statua di CRISTO ALLA COLONNA, che rappresenta Gesù spogliato, frustato e incoronato di spine: questo simulacro è accompagnato dalla Confraternita dell’Immacolata.

Dopo un po’, sempre annunciata dal suono della trenula, lentamente esce la statua di CRISTO ALLA CANNA (Ecce Homo) che ha le mani legate, è incoronato di spine e sulle spalle ha un mantello rosso; è portata e scortata da un folto numero di Confratelli della Congrega dei Sette Dolori, anche loro vestiti di rosso.
Mentre i fedeli sono sempre in raccolto silenzio e la banda continua a suonare marce funebri, dalla Chiesa esce la statua “LA CASCATA” o “LO SPASIMO”, che ci presenta Cristo grondante sangue e sudore, per terra, sotto la pesante croce, ed è portata dai Confratelli del Carmine.

Quando questa statua arriverà vicino al monumento dei caduti decine di crociferi incappucciati la seguiranno. I crociferi sono "pappamusci cu li trai", penitenti vestiti con i camici delle congreghe di appartenenza che, per penitenza e devozione, trascinano pesanti croci preparate o con le travi usate dai muratori per le impalcature nelle costruzioni delle case, o con travi di faggio.
Vanno a piedi scalzi e stentano a trascinare la croce; spesso, a strappi, la fanno strisciare per terra; camminano con affanno e, stanchi, subito posano a terra il braccio della croce e si riposano.

Dalla chiesa quindi esce CRISTO IN CROCE, Cristo che spira, dopo aver detto "Padre, perdona loro che non sanno quello che fanno"; viene portata dai confratelli di San Bernardino.
Questa statua è seguita dalla SACRA SINDONE, una croce nera, che è segno e memoria della morte di Cristo, sulla quale è appeso il sudario, un bianco drappeggio; è portata e accompagnata dai Confratelli del SS Sacramento.
In piazza chiesa matrice è silenzio, rotto soltanto dalla banda che continua a suonare laceranti marce funebri ed ecco che esce CRISTO MORTO o TUMULO o BARA, statua sviluppata in orizzontale, che nel passato veniva portata a spalla dai sacerdoti del capitolo ed accompagnata dal Principe Imperiali, dal Capo dell’Università e da altri maggiorenti, mentre ora è portata dai Confratelli della Orazione e Morte e scortata dalle più alte autorità del paese, sindaco, pretore, comandante dei carabinieri e priore della confraternita della Orazione e Morte che reggono il laccio, e dai carabinieri in alta uniforme.
Il mesto corteo dei Misteri è quindi chiuso dalla statua dell’ADDOLORATA, che in silenzio, piange e tiene dentro di sé il dolore di madre e, fiduciosa attende la resurrezione del suo amato figlio; questa statua è portata dai Confratelli dell’Orazione e Morte ed è seguita da un folto stuolo di Consorelle dell’Addolorata.
Va avanti così, per le ampie e rettilinee strade del paese, la lenta e lunga processione, che è una vera maratona penitenziale, alla quale partecipano le varie Confraternite cittadine, ognuna delle quali, con la statua loro assegnata e per la quale ha versato una modica somma di denaro, compie una propria processione con priore, dirigenti e confratelli, nella più ampia processione dei Misteri, che si concluderà intorno alla mezzanotte.
Tutti i confratelli vanno fieri del loro corteo e sono contenti di aver dato vita a un momento significativo della tradizione e della cultura locale. 

   
 
 
 
 
 
 
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