Cenni storici su Francavilla Fontana
Gli
storici ritengono che al tempo degli Angioni
la città era chiamata “Franca” “Villa” e
usufruì di alcuni privilegi concessi nel
Regno di Napoli ai “Casali” affinché fossero
ripopolati dopo lunghi periodi di
devastazioni.
Il casale sorgeva su di un terreno paludoso
pieno di boschi, ed è qui che nasce la
leggenda secondo cui il principe di Taranto
Filippo D’Angiò rinvenne sui resti della
parete di un’antica cripta, l’immagine della
madonna (detta poi della Fontana).
I primi feudatari di Francavilla furono i
dell’Antoglietta che ebbero il compito di
rifondare interamente la città colpita nel
periodo Angioino da tumulti e invasioni, e
renderla più sicura attraverso
l’edificazione di mura, torri e fossati.
Grazie a ciò, Francavilla si popola di genti
venute dai vicini casali , e lo stesso
antico casale di Francavilla diviene per
volontà degli Angioini una “Università”,
ovvero ottiene un riconoscimento dovuto alla
consistenza demografica e all’importanza
socio – economica .
Nel 1455 i dell’Antoglietta cedettero il
feudo a Giovanni Antonio Del Balzo Orsini ,
che si distinse tristemente per essere uomo
tanto spregiudicato quanto acuto di mente
che impoverendo i cittadini accumulava le
proprie ricchezze.
Inoltre volle che anche Francavilla così
come ogni parte del suo vastissimo feudo,
fosse munita di opere di difesa e cioè mura,
torri e un castello; per questo la città
ebbe il titolo di “Terra” privilegio che
indicava un centro fortificato, dotato di
un’organizzazione civile e militare.
La morte di Orsini coincise con la ritrovata
libertà e quei privilegi che i cittadini
avevano perduto.
I successivi feudatari, i Bonifacio, si
dedicarono all’edilizia, all’economia e alla
cultura del popolo; la città si estese oltre
la più recente cinta muraria e grazie
all’approvazione della regina Giovanna IV
(vedova di Ferdinando II d’Aragona) fu
costruito un nuovo borgo che rispondesse ai
bisogni del crescente numero dei cittadini,
il “Burgo Grande” che ebbe come asse viario
l’attuale via Roma e rappresentò il primo
nucleo della Francavilla rinascimentale.
I Bonifacio rimasero feudatari fino al 1594.
Nel 1575 il feudo era stato acquistato da
Davide Imperiali, ma la famiglia, genovese,
si stabilì a Francavilla solo nel 1593, e
Michele figlio di Davide, decise di prendere
dimora nel marchesato che aveva ereditato.
Gli Imperiali portarono notevoli
miglioramenti alla terra di Francavilla
soprattutto di carattere urbanistico.
Michele arredò una splendida abitazione nel
Castello con armigeri e cortigiani.
Uomo dalle ampie vedute culturali, religiose
ed economiche riuscì a far coesistere il
potere feudale con le innovazioni e le
riforme che migliorarono il tenore di vita
delle classi più povere , riducendo il
sistema di tassazione , promuovendo
l’istruzione pubblica, curando l’edilizia.
Michele II ottenne dal re di Spagna il
titolo di Principe; lo sviluppo della
struttura urbanistica fu segnato da Michele
III, la città si estese intorno a tre grandi
assi viari: via Imperiali, via Carmine, via
Simeana. Gli Imperiali di Francavilla erano
contemporaneamente presenti a Roma e a
Napoli.
Nel 1782 con la morte di Michele IV,
Francavilla finì di legare il suo nome a
quello degli Imperiali che furono precursori
di modelli sociali, di vita e di governo
evoluti, e portarono il benessere al popolo
francavillese.
Francavilla ebbe il titolo di “Città” il 19
aprile del 1788, allorquando contava 11000
abitanti ed era divenuta larga ed imponente.
Dopo il terremoto del 1743 molti palazzi
furono ricostruiti secondo i gusti
dell’epoca ovvero seguendo l’arte barocca.
Il castello Imperiali divenne nel 1821
palazzo comunale; la popolazione contava
20000 abitanti circa.
Dal 1870 la realizzazione di numerose opere
pubbliche portò Francavilla agli stessi
livelli dei più grandi centri della Puglia.
Si costruirono strade extramurali, un
acquedotto sotterraneo, strade carrozzabili
che la collegarono ai paesi limitrofi, la
stazione ferroviaria, furono migliorati i
servizi ospedalieri, fu inaugurato il
telegrafo e si curò l’igiene pubblica.
Nel XX secolo le vicende sociali e politiche
di Francavilla sono uguali a quelle del
resto d’Italia e la partecipazione al primo
conflitto mondiale costò la perdita di 282
vite umane. |